Una pagina al giorno
di Daniele Lucchini



Un metro e uno di formaggio


Non sono solo le differenti usanze talvolta ad incuriosire o a lasciare perplesso il viaggiatore in un altro paese; non di rado possono farlo i modi di dire delle varie lingue o parlate. Ricordo ancora bene l'espressione smarrita di un ragazzo barese incontrato a Taizé una decina di anni fa, quando gli raccontai che ero arrivato alla fine del soggiorno con solo quindici carte in tasca. Nell'Italia settentrionale il termine va da sé, benché oggi con l'euro sia un po' sospeso: una carta erano le mille lire, la banconota da mille per la precisione. Ma altrove la corrispondenza non esiste e m'immagino il Pugliese a pensare cosa potessi mai farmene di quella roba in tasca; e poi carte da briscola o da ramino?
Scherzi di questo tipo non sono infrequenti per chi si sposta. Prendete gli Inglesi, che, oltre a non aver chiaro da che parte della strada guidare, non hanno ancora adottato il sistema metrico decimale. Il sarto che, per confezionarvi un paio di pantaloni, ha bisogno di altri tre piedi e quattro pollici di stoffa dunque non vi sta prendendo per i fondelli; e non fate quella faccia se in macelleria vi chiedono quante once o quante libbre di carne volete. Al bancone del pub, mentre ordinate un vaso e due ditali di birra, raccontate al barista che vostra sorella è alta due gambe meno sei unghie; chissà, magari vi capite.
Pure in Francia può capitare di restare confusi. Provate a chiamare i numeri: facile, no? Non tanto. 70? Sessanta dieci. 80? Quattro venti. 90 allora? Quattro venti dieci. Se vostro figlio contasse così lo portereste di corsa dal logopedista. In Francia no, se contasse correttamente lo prenderebbero per uno Svizzero o un Belga.
Ma, come dicevo all'inizio, non serve nemmeno andare all'estero. Pensate ad esempio alla delicatezza quasi poetica del veneto ombra, per significare il bicchiere di vino, e all'arcana suggestione che può suscitare nel forestiero una frase innocua e quotidiana come “dai, facciamoci un'ombra”.
Una volta andai a trovare un'amica dalle parti di Treviso:
“Cosa ti hai, che mi pari tutto assorto?”
“Niente di che, sono soltanto un poco adombrato.”
“Vergognati, già alle due del pomeriggio!”



da Racconti per metró



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