Una pagina al giorno
di Daniele Lucchini



La cicala


Una cicala stava tutta la bella stagione a frinire sotto un tiglio. Più le giornate erano calde e più friniva, riempiendo l'aria della sua voce. Era uno spettacolo udirla fin da lontano, meno che per una formica, la quale passava il tempo ad ammucchiare cibo in una minuscola buca ai piedi dell'albero.
“Canta, canta”, ripeteva di continuo la formica stizzita, “vedrai se canterai ancora quest'inverno”.
Venne l'inverno e la cicala, debole e infreddolita, poco alla volta smise di cantare e morì.
“Te lo dicevo io”, rampognò acida la formica.
“È vero, non ho messo da parte nulla e non supererò l'inverno. Ma, mentre tu arraffavi per te senza goderti la vita, io ho regalato buon umore per tutta l'estate. Chi di noi credi che sarà rimpianto la prossima primavera?”



da Bestiario esopeo



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